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Il miglioramento della qualità della vita

 

Forse mai come in questo momento della sua storia l'essere umano si trova a fare i conti “drammaticamente” con il problema di dare un significato alla propria vita e una direzione alle sue scelte esistenziali, in modo che siano realmente utili a livello individuale e collettivo, poiché è ormai chiaramente in gioco la sua stessa sopravvivenza sul pianeta.

Da sempre l'uomo si pone domande di tipo “esistenziale”, poiché questa è una sua caratteristica evolutiva fondamentale, e trova le risposte sia nelle conoscenze in campo spirituale del suo popolo, che al giorno d'oggi sta diventando l'intera umanità, che nel profondo di se stesso; ciò avviene comunque percorrendo un lungo cammino di ricerca, apprendimento e trasformazione, che ha sempre come esito una profonda modificazione del suo modo di “rispondere alla vita”, proprio perché, in essenza, la vita è in se stessa “cambiamento continuo”. Per questa sua inarrestabile tendenza evolutiva, l'esistenza non può che rimanere, nel suo insieme, un mistero mai risolvibile definitivamente, ma è proprio la possibilità data all'uomo di poter accettare questa sua natura intrinsecamente misteriosa, a rendere la vita “un dono di valore infinito”, per chi sceglie nel suo cuore di viverla pienamente, “imparandola” di momento in momento. L'attuale crisi evolutiva dell'uomo è diventata ormai planetaria: gli ultimi secoli di storia sono stati di gran lunga i più “distruttivi” nei confronti dell'ambiente e dell'uomo verso se stesso, in particolare dall'avvento della cosiddetta “civiltà industriale”. Soprattutto nella nostra epoca, l'uomo tende a scegliere come modalità prevalente di risposta ai problemi esistenziali la trasformazione della realtà esterna che lo circonda, trascurando sempre più di tener conto delle leggi che ne regolano l'equilibrio, invece che cercare di migliorarsi e trasformare se stesso “da dentro”; in modo crescente, soprattutto negli ultimi tempi, ha nutrito la speranza che la tecnologia e l'apparente ampliamento delle conoscenze lo potessero “salvare” dalla necessità continua di accettare di mettersi in crisi per poter migliorare la qualità della sua vita; per questo, si è creato tutta una serie di supporti tecnologici comodi, di strutture sociali apparentemente molto protettive e di alibi a difesa della sua evidente crescente distruttività centrati su una malintesa esigenza di “progresso”, chiudendo però così gli occhi di fronte al fatto che, in questo modo, è diventato sempre più incapace di dare una risposta personale e collettiva realmente adeguata ai veri problemi dell'esistenza; questa incapacità lo conduce a procedere nella conoscenza cercando soprattutto “dimostrazioni oggettive” a lui esterne, per sedare la sua insicurezza e la sua paura, sempre più profonde, di accettare il rapporto col mistero della vita come è, senza mai accorgersi che in verità ogni cosiddetta dimostrazione è semplicemente una “descrizione” che dipende esclusivamente dai presupposti culturali di partenza, variabili di epoca in epoca; così l'uomo ha disimparato a “guardarsi dentro”, ossia ad accettare che il punto di partenza per ogni risposta efficace richiede la totale disponibilità personale ad imparare dalla vita stessa come mantenere un adeguato livello di “energia vitale”, ed ha scelto di trascurare il fatto che non esiste la possibilità di cogliere veramente e definitivamente la “realtà in sé” attraverso teorie seguite da esperimenti, come anche la stessa scienza fisica più avanzata ha verificato inequivocabilmente già nei primi decenni del secolo scorso. Ovviamente, comportandosi così, l'uomo peggiora sempre di più anche la sua possibilità di ben – essere reale: in sintesi, egli perde in continuazione il contatto reale con l'energia che dà luogo alla vita; questo determina una sotterranea ma diffusa incapacità di credere in se stesso, dalla quale discende l'angoscia esistenziale tipica dell'uomo moderno e la sensazione di doverla controbilanciare “stressandosi” sempre più ed in infinite forme, o, d'altra parte, la tendenza al comportamento “automatico”, cioè privo di scelte coscienti; tutto questo comporta inevitabilmente il progressivo degrado della salute fisica e psichica a livello individuale e collettivo a cui si può costantemente assistere. È quindi questo il processo che spinge l'uomo moderno ad un eccesso di aspettative verso la tecnologia, e, in questo senso, l'uomo della civiltà industriale può essere definito “uomo meccanicistico”: di fatto, egli ha trasformato il “mito del salvatore”, che già nel passato costituiva l'espressione della sua mancanza di fiducia in se stesso, nel “mito della scienza e della tecnologia” come ancora di “salvezza” per l'umanità. La sua “salvezza” reale è invece sempre stata da un'altra parte: la metafora della cacciata dal paradiso terrestre fa bene intendere come già da molto tempo l'uomo ha capito che può rovinarsi da solo quando rinuncia a “collaborare con la creazione”, abbandonando la fiducia nella positività intrinseca della vita; particolarmente in questi ultimi tempi, egli sta sperimentando sulla propria pelle che non può più permettersi di ignorare l'esistenza della “dimensione spirituale”, ossia del “principio da cui tutto trae origine”, con il quale deve necessariamente “ritornare in contatto”. L'uomo “in contatto con l'energia creatrice” che dimora in lui, percepisce la dimensione spirituale come profondamente inerente alla vita stessa, come possono essere il nutrirsi o il riposare, e questo gli permette di accettare con gioia e riconoscenza mistero dell'incessante variazione delle forme e delle situazioni attraverso le quali la vita si manifesta dall'eternità. Nel corso della storia e in tutte le parti del mondo ogni popolo ha costruito, in varia misura, una visione globale dell'esistenza, ciascuno con caratteristiche proprie che, comunque, nella sostanza, sono sempre in ottima sintonia con quelle altrui: Egiziani, Celti, Tibetani, Pellerossa, Inka, Australiani, Eschimesi, Indiani, Cinesi, Giapponesi, .... nell'arco di migliaia di anni hanno prodotto tradizioni che, nel profondo, hanno caratteristiche decisamente comuni e che in definitiva si possono sintetizzare nel considerare l'uomo e la vita in generale come fenomeni originati nella dimensione spirituale. In tutte le tradizioni, l'accesso all'energia della dimensione spirituale è il risultato dell'accettazione del mistero infinito della creazione e della disponibilità a viverlo come esperienza individuale unica, in qualche modo magica (cioè non descrivibile in termini esclusivamente razionali), ossia di unità col tutto, in altri termini di amore: l'esistenza è per ogni individuo un'occasione per sperimentare la propria natura divina che va “deliberatamente” accettata o meno, assieme alla possibilità di “creare” in comunione con l'energia che genera in ogni istante la vita; solo questa filosofia applicata alla vita di tutti giorni, produce per ogni individuo la piena salute psicofisica e la capacità di realizzare se stesso. A partire da queste considerazioni, è comunque fondamentale osservare che la crisi evolutiva che l'umanità sta ora attraversando può essere letta in senso positivo, ossia come necessaria per effettuare il “salto evolutivo” che potrebbe veramente portarla a consentire ad ogni individuo di poter migliorare deliberatamente la qualità della sua vita; in questo senso, è ormai evidente la necessità, per ritrovare salute ed equilibrio, questa volta a livello planetario, di ricercare i punti di unione di tutte le tradizioni, in modo accessibile a tutti. Di fatto si può affermare che attualmente stanno cadendo sempre più molte delle cause che nel passato hanno mantenuto separati i popoli e le loro culture, ma certamente dovranno cadere ancora molte rigidezze e in particolare ogni “autoritarismo”, cosa di cui abbondano ancora troppo molti organi di potere politico e religioso, a favore della scoperta dell'importanza per tutti dell'autonomia e dell'unicità dell'esperienza esistenziale personale, prima di tutto in “campo spirituale”; questo processo di scoperta sta già avvenendo e, in realtà, non si è mai interrotto nella storia umana, pur procedendo talvolta in maniera “sotterranea”, perché è il fondamento necessario all'evoluzione stessa.

In linea con questi concetti, “ La Via del Cuore ” intende proporsi anzitutto come esempio e realizzazione della famiglia spirituale: questa è in realtà la struttura sociale di cui l'essere umano ha veramente bisogno, dopo aver trascorso il periodo di crescita che lo conduce, attraverso la famiglia biologica, a diventare, almeno “fisicamente”, adulto. La famiglia spirituale è un insieme “dinamico”, ossia liberamente variabile, di persone che, godendo di una sufficiente “sintonia tra loro”, condividono la loro scelta di impegnarsi nella ricerca del miglioramento della qualità della vita, accettando il principio che questo è originato essenzialmente dall'espansione della coscienza personale e collettiva, ed ha come base fondamentale la pratica dell'amore incondizionato, anzitutto verso se stessi. La famiglia spirituale permette la “risoluzione positiva” del rapporto con la famiglia biologica, e dovrebbe essere l'elemento – base principale in ogni società che si ponga come obbiettivo prioritario la ricerca dell'integrazione tra gli individui che la compongono; attualmente tale obbiettivo sembra quasi irrealizzabile, ma di questo tipo di società esistono numerosi esempi nella storia non recente dell'uomo, delle quali però rimangono ancora tracce evidenti in alcune piccole comunità isolate; questi esempi possono comunque costituire una indicazione fondamentale per la prossima evoluzione di tutta la comunità umana.

In sintesi, la forma sociale fondata sulla “famiglia spirituale”, avente come obbiettivo prioritario la ricerca dell'integrazione tra gli individui che la compongono, può essere così pensata:

  • esistenza individuale caratterizzata dalla ricerca della propria realizzazione, attraverso la totale accettazione di se stessi e la libera manifestazione personale
  • relazioni sociali come espressione del libero “dono di sé” di ogni individuo alla collettività, in quanto ha la capacità di vivere nell'amore incondizionato, “anzitutto verso se stesso”
  • riduzione della conflittualità sociale, come conseguenza della capacità di armonia e positività apprese frequentando la propria famiglia spirituale autonomamente scelta
  • semplicità di vita spontanea e tendenza alla riduzione dei consumi non strettamente necessari, legate all'avvenuto miglioramento della qualità della vita
  • capacità di reale controllo “dal basso” dei beni di produzione, dovuta all'elevato livello raggiunto di autonomia personale, caratteristico degli individui fortemente impegnati nella ricerca di evolvere attraverso l'espansione della coscienza